RAI nella guerra tra Mediaset e SKY

Posted By Ruiner On 14/08/09

L'affaire Tivù SAT ha portato la RAI a uscire in parte dai multiplex satellitari di SKY e quindi dalle case di chi utilizza il satellite come principale sorgente per i canali TV. Il mio sospetto è che la rottura tra SKY e RAI sia semplicemente un mezzuccio con cui Mediaset sta sfruttando il suo controllo indiretto sulla TV pubblica per lanciare il suo attacco a SKY sul campo della TV a pagamento, vediamo perché.

iTunes per chi la mela non ce l'ha

Posted By Ruiner On 8/06/2009

Sincronizzare i propri media con uno smartphone come un Blackberry o un Windows Mobile può essere un incubo. Ci vorrebbe una sorta di iTunes dite? In effetti qualcosa del genere c'è, si chiama DoubleTwist, è gratuito e rende il trasferimento e la conversione dei media un gioco da ragazzi...

Spotify: la solita fuffa?

Posted By Ruiner On 28/04/2009

Ormai non passa giorno in cui non mi imbatta per caso o meno in un nuovo servizio di streaming. Quello che vedete qui sopra è il player di Spotify, un'iniziativa per una volta europea (arriva dalla Svezia) e, udite udite, disponibile anche in Italia, seppure con qualche limitazione. Di che cosa si tratta?

DDay.it passa alla fase due

Pubblicato da Ruiner On 25/09/09 0 commenti

Come potete immaginare nelle ultime settimane sono stato, beh... particolarmente impegnato: tra il lancio di DDay.it e l'organizzazione dell'evento al Top Audio non ho avuto molto tempo per il mio blog. Ora ne approfitto per raccontarvi un po' di DDay. Il progetto è nato a metà luglio, quando abbiamo realizzato che chiusa l'esperienza di AF Digitale non potevamo che rivolgerci alla rete per partire con qualcosa di nuovo. DDay.it è stato lanciato in beta, questo perché la maggior parte delle funzionalità che nella nostra idea renderanno il nuovo sito di tecnologia unico non sono ancora state implementate: la deadline del 17 settembre era per noi tassativa per riuscire a presentarci al Top Audio, far vedere ai nostri ex lettori dove eravamo finiti, e cominciare a richiamare persone nella nostra community, per quanto il pubblico del Top Audio non sarà esattamente il nostro. In meno di due mesi era impensabile riuscire a realizzare tutto quello che avevamo in testa.

In questi giorni diamo inizio alla seconda fase di sviluppo e così rispondiamo a una domanda: che cosa sarà DDay.it? Sarà certamente un magazine di tecnologia con news, recensioni di prodotti e approfondimenti, ma sarà soprattutto un social network. Tutte le funzionalità che andremo via via ad aggiungere riguarderanno la community e gli user generated contents. Da una parte gli utenti potranno stringere amicizia, seguire le attività dei propri amici in stile facebook, aggiungere i prodotti nel nostro database tra quelli posseduti o desiderati e scoprire così quali altri membri della community condividono la stessa passione per certi "giocattoli". Dall'altra gli utenti potranno completare il database aggiungendo loro stessi nuovi prodotti (specie quelli di qualche anno fa che noi non aggiungeremo) e dire la loro sui vari dispositivi diventando essi stessi recensori. Chi arriverà sul sito cercando informazioni sul prodotto troverà così in una sola pagina le recensioni degli utenti, la nostra opinione professionale, i prodotti simili e soprattutto potrà interagire con gli utenti che hanno già quel prodotto o che lo vogliono e si sono informati prima di lui: basta con forum da spulciare alla ricerca del giusto topic e pieni di saputelli magari boriosi. A noi questo progetto piace molto, speriamo che piaccia anche a voi!!!


Primi vagiti, ma la strada è ancora lunga

Pubblicato da Ruiner On 31/08/09 0 commenti

C'è ancora molto da fare e siamo a poco più di due settimane dal lancio, ma il nuovo progetto su cui stiamo lavorando da due mesi comincia ad assumere una forma che si può vedere e toccare!


Il mercato televisivo italiano non è mai stato all'insegna del pluralismo né della libera concorrenza, con un duopolio sulle frequenze terrestri e un monopolio su quelle satellitari. L'ultimo capitolo di una farsa che lo stato non è in grado di risolvere a causa dei ben noti conflitti di interesse (da una parte il proprietario del principale gruppo privato a capo dal governo, dall'altra un parlamento che ha pieno controllo sulla TV pubblica) è l'affaire Tivù SAT che ha portato la RAI a uscire dai multiplex satellitari di SKY (con i canali RAI SAT e le trasmissioni criptate per il satellite dei canali generalisti) e quindi dalle case di chi utilizza il satellite come principale sorgente per i canali TV (ad esempio dove le frequenze terrestri non arrivano).

Il mio sospetto è che la rottura tra SKY e RAI sia semplicemente un mezzuccio con cui Mediaset sta sfruttando il suo controllo indiretto sulla TV pubblica per lanciare il suo attacco a SKY sul campo della TV a pagamento, vediamo perché.

Innanzitutto il consorzio Tivù nasce come "cappello" per il rilancio della piattaforma digitale terrestre, che - pay per view a parte - fino allo switch over/off nelle aree interessate non aveva avuto granché successo. Essenzialmente è un consorzio che comprende RAI, Mediaset e Telecom Italia Media i principali operatori su digitale terrestre. Tivù SAT è la trasposizione dell'offerta in chiaro del digitale terrestre su satellite, ufficialmente per raggiungere quelle case che per motivi geografici non possono essere irradiate via terra. Iniziativa lodevole se non fosse per un paio di particolari: per ricevere i canali di Tivù SAT è necessario un decoder satellitare MHP e compatibile con l'accesso condizionato Nagravision, la stessa codifica casualmente utilizzata da Mediaset per i suoi programmi a pagamento su digitale terrestre. Tivù SAT nasce in teoria come piattaforma di canali gratuiti ma è forte il sospetto, come successo con il digitale terrestre (nuovo, interattivo e gratuito, ricordate?), che tra qualche anno ritroveremo su satellite anche i canali a pagamento.

Il punto è che per continuare a vedere i canali RAI, dopo la recente rottura con SKY, gli utenti "sat only" saranno costretti a dotarsi di un nuovo decoder da affiancare a SKY. E così la RAI diventa il proverbiale cavallo di Troia per portare una futura nuova piattaforma di Pay TV nella casa degli abbonati di SKY. Ciò succede per la consueta miopia della politica e delle authority (in)competenti italiane. In barba alla legge sul decoder unico che nelle sue intenzioni doveva evitare proprio il proliferare di set top box diversi per ogni operatore, a SKY è stato consentito per anni di imporre il suo decoder satellitare proprietario. Ora il gruppo Tivù SAT scende in campo con il suo decoder basato su un altro sistema di accesso condizionato. Dovrebbe essere possibile utilizzare la SmarCAM per il digitale terrestre su un decoder satellitare common interface con la card Tivù SAT, ma come la compatibilità con i TV di suddetta CAM si è dimostrata piuttosto critica, immagino lo sia altrettanto con i ricevitori satellitari.

Del resto la mossa non ha senso per RAI che rinuncia a 400 milioni di euro in sette anni (tanto pagava SKY per avere l'offerta RAI SAT) e a un bacino di utenza (quello di SKY) che fa molta gola al mercato della pubblicità per quanto riguarda i canali generalisti. Possibile che la scelta sia stata dettata solo dal fatto che SKY voleva continuare ad avere le tre reti ammiraglie gratuitamente? È inoltre serio il rischio che con l'attuale assetto di potere legare il servizio pubblico a Mediaset non è il migliore auspicio di indipendenza né di ruolo da protagonista per la RAI sempre più asservita agli interessi di pochi e non a quelli di chi paga il canone.

Working on DDay.it

Pubblicato da Ruiner On 11/08/09 0 commenti

Grandi manovre

Pubblicato da Ruiner On 23/07/09 0 commenti



Il DRM finisce nei rovi

Pubblicato da Ruiner On 16/07/09 0 commenti

Le tecnologie DRM sono in forte declino ormai da un paio di anni e oggi è caduto il capostipite di tutte le protezioni dalla copia, Macrovision. L'azienda nota per aver inventato il sistema anti-copia delle vecchie videocassette analogiche, poi riciclato per le uscite analogiche del DVD, e per aver acquisito le esilaranti protezioni per i CD Audio, ha oggi ufficializzato il cambio del suo core business dedicandosi a una nuova improbabile EPG aggregata (Tv e WEB) di cui non si sa bene chi sentisse la mancanza. Sta di fatto che Macrovision, come anticipato già a maggio, da ora in avanti si chiamerà appunto Rovi, il che la dice lunga sulla fine che ha fatto (e presumibilmente farà) uno dei nomi storici legati alla protezione dalla copia. A oggi rimangono attivi protezioni di questo tipo essenzialmente nel Blu-ray Disc (ben tre diversi schemi di protezione dalla copia, tutti già superati), in alcuni store online di musica, in iTunes per apps e film e ovviamente nel mercato dei software commerciali. Tecnologie come queste significano essenzialmente licensing, quindi costi aggiuntivi per gli utenti finali e spesso inaccettabili limitazioni sull'utilizzo dei contenuti legettimamente acquistati.

-2 mesi

Pubblicato da Ruiner On 0 commenti



Gli abusivi della birra

Pubblicato da Ruiner On 13/07/09 0 commenti

Come ogni estate il calendario dei live a cui partecipo si fa piuttosto intenso. Purtroppo c'è un'insopportabile nuova forma di abusivismo tutta italiana che ha dell'incredibile e che a partire dallo scorso anno si sta sempre più consolidando. È quella dei disgraziati che si intrufolano nelle sedi dei concerti (anche al chiuso) con i loro fastidiosi carrellini pieni di birra da quattro soldi dalle etichette più che improbabili, e che si spingono fin nelle prime file gridando a squarciagola e naturalmente disturbando chi vorrebbe semplicemente godersi la musica. Stiamo parlando di vere e proprie squadre organizzate, con carrelli con tanto di generatori di corrente a miscela e quindi assai fastidiosi (immaginate solo cosa vuol dire cercare di creare lo spazio per farli passare). Il bello è che non si palesano solo in eventi di piazza, ma anche in concerti dal biglietto anche salato e dove tipicamente all'ingresso c'è un nutrito numero di poliziotti a perquisire gli spettatori. Delle due l'una: o i poliziotti si pigliano la loro bella mazzetta per chiudere un occhio, oppure sono degli incompetenti se riescono a farsi scappare certa gente. E poi hanno un biglietto di ingresso? Altrimenti quanto costa a uno squadrone intero infilarsi in un concerto con la speranza di rientrare dell'investimento? Sarà un caso, ma con la comparsa di questa gentaglia (dalla maleducazione senza fondo) sono aumentati anche in modo preoccupante i casi di furto, fenomeno fino a un paio di anni fa di cui era difficile sentire parlare in un concerto. Al Traffic Free Festival di Torino appena conclusosi è bastato uno stuolo di meno di una decina di vigili urbani per bloccare gli abusivi fuori dai cancelli. Tra dieci giorni sarò a Roma per il live dei NIN alle Capannelle, sarò altrettanto fortunato?